Vorrei vedere questo mondo.

 

Vorrei vedere questo mondo

soffiato di petali

 

la gente scambiandosi

amore al volo

 

vorrei vedere questo mondo

avvolto nel fuoco

che brucia il dolore

 

vorrei arrivare al centro della terra

ed emergere ghiacciato

come purificato

 

vorrei vedere questo mondo

pazzo mondo

 

vorrei vederlo così com’è

tolto ogni filtro

fumata anche l’ultima parola

sbriciolata ogni incoscienza.

 

 

macchia a olio

macchia a olio

La grande bellezza: Sorrentino racconta Roma, viaggio nella decadenza

La grande bellezza è un film notevole, ardito, di ricerca estetica.

E’ la parabola di un dandy moderno, della dissoluzione del dandy per perdita di contenuti. Pura forma.

E’ l’esaltazione della bellezza di Roma, che della sua antica grandiosità conserva solo le rovine, anche umane.

Se l’arte però ha il fascino dell’eternità, del passato glorioso e dell’evocazione, l’umanità al contrario recita l’epilogo della corrosione spirituale.

Consapevole ne è Servillo, Gep nella finzione, che nel passaggio forse migliore in questo senso, mette a nudo la malcapitata strappandole la fragile maschera dal volto, con classe. Consapevolezza che però non lo aiuterà a redimersi, accettando e basta il suo destino di scrittore naufragato nella mondanità. Di cui si autocelebra il re. Ma cosa c’è di più effimero della mondanità?

Il corollario di personaggi e figure, rappresentative di questo viale del tramonto all’italiana, è variegato e credibile. Roma come sogno di gloria, Roma delle feste e delle notti brave che conserva nel recinto l’innocenza bambina delle scolarette. Una specie da proteggere, che non deve guardare fuori quel mondo a testa in giù. Roma, quel sogno di successo che svanisce l’attimo dopo averlo conquistato, Roma che a vederla così bella, muori. Ma solo se a vederla non è un italiano, verrebbe da dire.

C’è anche la critica sociale in fondo, anche se velata e non infangata da eccessi moralistici.

C’è Suor Maria, l’ultimo baluardo dei valori, una figura d’altri tempi che si avvia in silenzio verso la dissoluzione.

E’ un film dal sapore amaro, in fondo, la grande bellezza. La bellezza che ormai rimane è solo esteriore, perché di persone davvero belle nel profondo non ce ne sono. E vi è una netta contrapposizione tra la città e l’essere umano. La fotografia è splendida, e volutamente artificiosa?

La grande bellezza richiama molto cinema, e si vede, ma lo fa bene. La grande bellezza è in fondo un titolo quasi provocatorio. Quel che rimane è l’amarezza del protagonista di essersela fatta sfuggire.

la grande bellezza