Lacrime chimiche.

 

Lacrime sgorgano

fiumi nella pelle

riempiono le tracce

delle notti mie celesti.

Dubbi trafitti

da rime sonnacchiose

annullano lo spazio

e precedono il tempo,

lento andare dolce

tra le guance

evaporando il senso

nell’onestà di un’alba

pura, come indignata

sì perché dai cieli solcata

di tracce chimiche

che non son lacrime

né rime

e un sospiro presente

estratto dal tempo

che fugge, sincero.

 

scie chimiche alba

Giada delle onde.

 

Scendemmo su questo pianeta

per affrontare il vento,

e anche se spazzati dalle circostanze

non ci abbattemmo.

 

Il vento soffiava

macinando i ricordi dell’oblio,

ma fu sconfitto

da noi corsari della luce,

nel Pacifico.

 

La linea d’ombra

sotto la cui veste

pareva ergersi il mio mondo,

incontrò le vestigia di Giada,

antica principessa delle onde,

e rimase folgorata.

 

E lei, aprendo

le sue dolci mani al fluire muto

dell’acqua iridescente,

mi donò l’alito della sua grazia

e fu così che attraversai

i temporali e le tempeste del nord,

sfociando in un laconico azzurro

del basso Portogallo.

 

Le mani allora si riunirono

al loro gesto d’amore nel silenzio,

avvolgendomi di inaspettata beatitudine.

 

Oh re dei mari,

riempi la caraffa di purezza

e versala nella mia immutata anima

accogliente.

 

Null’altro chiede la mia vita,

che rimettermi alle vele quando il vento soffia,

scottarmi al sole della Polinesia,

mentre il pensiero è calmo

e la pace dell’infinito

inonda di calda luce, i miei occhi.

 

barche a vela al porto

barche a vela al porto

Le funi.

Raramente, e per dovere, gli alpinisti lasciano andare le corde,

lunghe funi che serpeggiano, tra le fredde rocce lucenti,

a rassicurar il loro dolce cammino sotto la cima.

 

Quando le hanno lanciate nel vuoto, questi lunghi ingombri,

sinuosi e duri, si librano nell’aria, come ballerine danzanti,

leggere, nel buio di un teatro.

 

Son davvero libere, a proprio agio, queste secche funi!

Roteano, con spasmi continui, ma di rara bellezza.

Sfuggono talvolta alle mani dell’inesperto, ridendo,

che le guarda poi con occhi stupiti.

 

E la montagna, saggia osserva le creature che l’attraversano,

senza nulla invidiare a nessuno: eterna e immobile,

fra grida e silenzi, osserva l’umanità intera da millenni.

 

arrampicata

scalatore su parete