Liberaci dal male. Demoni a New York.

Liberaci dal male è il nuovo film di Scott Derrickson e narra di un caso di possessione demoniaca di più individui veramente avvenuto. Il film prende spunto dal libro del poliziotto e demonologo Ralph Sarchie, che durante la sua carriera si è imbattuto in questo caso.

Tre soldati reduci dall’Iraq si portano dentro questo demone, entrato nel corpo del primo che ha visto un’antica iscrizione all’interno di un cunicolo sotterraneo.

L’antefatto ci porta sulle strade di New York, dove questo poliziotto (Eric Bana)  ha a che fare con i primi segni dell’apparizione del demone. Il cadavere di un bambino, una casa infestata, una donna che ha gettato il figlio nel vuoto in uno zoo. Nel quale appaiono i primi reali segni del demone.

liberaci dal male - ralph sarchie - padre mendoza

 

 

 

 

 

 

L’aiuto per il protagonista verrà da Padre Mendoza (Edgar Ramirez), religioso di lingua spagnola con un burrascoso passato, che lo convincerà della realtà delle manifestazioni demoniache.

Il film mi è piaciuto perché non è il classico film sui demoni e gli esorcismi un po’ pacchiano. E’ ricco di azione e ben curato nei particolari. Le ambientazioni newyorchesi, notturne e tetre, sono di sicuro effetto. Il viaggio del protagonista è sì un viaggio spirituale, senza il quale non può sconfiggere il male supremo, ma anche un viaggio dentro sé stesso e il suo passato. Le interpretazioni dei protagonisti sono convincenti e solide.

Liberaci dal male locandina

 

Il capitale umano. Virzì firma il suo miglior film.

Il capitale umano è un film di pregevole fattura, che mi ha colpito sia per la costruzione della sceneggiatura che per l’ottima interpretazione degli attori.

Da Bentivoglio alla Golino, dalla Bruni Tedeschi a Gifuni e Lo Cascio ho visto delle ottime interpretazioni e degli attori azzeccati per i loro ruoli. Senza dimenticare i giovani Matilde Gioli e Giovanni Anzaldo, anch’essi ben calati nei propri ruoli.

Tutto si svolge attorno ad un fatto: un cameriere viene investito da un’automobile nel cuore della notte. Si cerca il colpevole.

Questo fatto è il pretesto per  addentrarci nelle vite dei personaggi, un ritratto della provincia italiana, uno sguardo sull’infelicità dei giorni nostri e sul bisogno di verità.

I personaggi incarnano tipi codificati: dall’uomo d’affari senza scrupoli all’uomo che vuole arricchirsi facilmente, dalla donna che ha ceduto alla vita agiata e rinunciato ai suoi sogni, alla ragazza un po’ ribelle e indipendente; ma sono tutti gestiti per una loro precisa funzione, che si incastra bene nel meccanismo della trama.

Alla fine il titolo ha una sua ragione molto semplice: il capitale umano è una definizione utilizzata in ambito assicurativo. Ma non voglio svelarne completamente il senso.

Un ottimo film italiano quindi, che assieme a quello di Sorrentino rilanciano il cinema di casa nostra.

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Piccola Patria – il lato oscuro del Veneto

Il primo lungometraggio del regista padovano Alessandro Rossetto è un film di notevole fattura, ed è interessante per molti motivi.

Ambientato nella regione natia del regista, il Veneto, è la storia di due ragazze, due giovani amiche un po’ ribelli alla ricerca di una loro identità, in una calda estate di provincia.

L’intreccio ruota attorno all’ambiguità, al sesso e ad un ricatto.

Luisa e Renata sono ben delineate, due caratteri opposti: l’una introversa e piena di rabbia, l’altra disinibita e socievole.

L’uomo che poi ricatteranno è un impotente, un represso con qualche vaga idea rivoluzionaria di indipendenza veneta che ha sfruttato e sottomesso Renata.

Il film si fa apprezzare per il lirismo di stampo documentario, risaltato anche dalle belle musiche corali, con cui Rossetto ci conduce alla scoperta della provincia veneta.

Un luogo in cui convivono campagna e industria, con pochi spazi di libertà e un senso di soffocamento presente anche nei rapporti familiari, dove la mancanza di comunicazione e la chiusura si avvertono molto bene.

L’atmosfera è cupa e sorniona al tempo stesso, ma la natura è viva e bella in alcuni momenti.

L’unico scorcio di speranza nella storia è la relazione tra Bilal, albanese, e Luisa. Ma anche questo sarà solo un raggio di sole nel tragico concatenarsi degli eventi. 

Le figure maschili principali non hanno lati positivi, sono uomini intrisi di rabbia e frustrazione, sentimenti che riversano nei confronti degli extracomunitari o delle donne. 

E’ un ritratto amaro, quello delineato da Rossetto, e fa riflettere.

Il cinema serve anche a questo, ed è apprezzabile la scelta di far parlare i protagonisti nella loro lingua: dialetto veneto o albanese che sia.

Piccola Patria è un film ricco di spunti, e i personaggi sono riusciti. Complimenti.

piccola patria - locandina